Il Mondo di Patsy, seconda puntata: piccoli Bestdisgusting crescono
Sigla:
<voice over>: Benvenuti ad un nuovo appuntamento con il magico Mondo di Patsy. Nella seconda puntata, finalmente capiremo cosa friggeva nel cranio della nostra eroina fin dagli albori - accanto ai resti del criceto mummificato - e del suo drammatico rapporto con i diari segreti, tutto raccontato dalla viva voce di Patsy stessa</voice over>
Pensandoci bene, è curioso che io abbia un blog (ovvero un diario online). Principalmente perchè credo di essere stata una delle poche bambine (e successivamente adolescente) al mondo a non avere un diario segreto. Principalmente perchè l'ho sempre trovata un'idea un po' da fagiani: se una cosa deve rimanere segreta, la vai a mettere nero su bianco?? Chiunque potrebbe - accidentalmente o volontariamente - leggerla. Ad esempio, tutti avrebbero potuto sapere da eoni che a cinque anni amavo riporre i frutti del mio naso dietro uno specchio da parete (era quasi una magia: il giorno dopo già non c'erano più!).
Come vedete, il mio precoce istinto paranoico-mafioso, ha preservato il mondo (e i miei fidanzati) da questa immagine orribile (ma non dal vedermi nuda: c'è chi non si è più ripreso dallo shock! Ma non esageriamo con questo "chi", quanti saranno?? 1,2,... va beh non indaghiamo...)
E poi, guardate che è successo al diario di Laura Palmer! Ci sarebbe da staccarsi le dita a morsi piuttosto...
Riconosco le ipotetiche proprietà terapeuriche del riversare su carta i propri pensieri ma, sarà che non mi sono mai presa molto sul serio, rileggere cose di tanto tempo fa mi ha sempre fatto sentire ridicola.
C'è stato un periodo in cui, per sentirmi uguale alle mie amiche minkionette dell'epoca, anch'io avevo un diario: un'orribile agenda di qualche termoidraulica del quartiere.
Il pensiero più lungo e profondo, ricordo di averlo scritto una sera, ospite di L., la bestfriend di thirteenPatsy (probabilmente ora è un "maiale a rotelle, in cerca di un marito per corrispondenza in Giappone, dopo che ha cagato quattro figli da tre uomini diversi", o magari è un famoso ortopedico), cito - e giuro che non lo sto copiando, ce l'ho stampato nella memoria come se l'avessi pensato ora:
"Voglio qualcuno... qualcuno che mi tolga questa caccola! Quando ho il raffreddore mi vengono certi meteoriti di questa portata" <segue disegno minuzioso>
Ricordo che lo scritto proseguiva con una meticolosa descrizione (con caricatura allegata) della sorella di L, chiamata affettuosamente Pelosaura, nonchè dell'orribile afrore dei suoi piedi, nonostante si fosse appena docciata.
Nasceva "Bestdisgusting v.1.0" (lo conservo ancora come una reliquia)
<voice over> Arrivedercela.. alla prossima puntata del Magico Mondo di Patsy</voice over>
Touched Patsy
Reservoir Bunny
In ogni grande città che si rispetti, al cittadino medio non può mancare, tra le tante, l'esperienza della rapina al supermercato.
Ieri è capitato a M: mentre era alla cassa del SIR vicino casa, due tizi a volto semicoperto, con la massima calma e discrezione e ovviamente con l'"aiuto" di una pistola (giocattolo?) intimavano la consegna dell'incasso.
Tutto fra la semiindifferenza dei clienti, la maggior parte dei quali non si era accorta di nulla.
Ineccepibile il comportamento di M: si è semplicemente allontanato con calma, avendo l'accortezza di riporre i soldi con cui stava pagando, e una volta finito tutto, tornare, pagare, raccogliere gli acquisti e andarsene.
Ciò mi ha portato alla mente quella volta in cui mi sono trovata all'incirca nella medesima situazione...
Cominciamo con il dire che non si trattava di un piccolo SIR, ma di un supermercato Todis medio-grande. Stavo tornando verso l'ingresso perchè avevo dimenticato il sale grosso ("no fino, GROSSO!", Borotalco docet!). Ovvio che non appena ho scorto dei tizi con il casco da moto e la pistola che gridavano prendendo a calci le casse, fare dietro front è stato istantaneo (e sticazzi del sale).
Cosa è successo poi... A mia parziale giustificazione vorrei sottolineare quanto tutti i film ammmmerigani di rapine in banca siano fuorvianti per una mente contorta e bacata come la mia.
Dicevamo: Patsy va a prendere il sale ("grosso, no fino, GROSSO!". vedi sopra), Patsy vede rapinatori incazzosi, Patsy si gira e immagina...
<blululululululululù> (musichina di dissolvenza)
- TUTTI FACCIA A TERRA!
<distribuendo mazzate a destra e a manca>
- TU, VECCHIA, DACCI LA TUA FEDE!
- ma... è l'ultimo ricordo di mio marito!
- 'STI CAZZI! DACCELA E ABBASTA!
<la vecchia piange>
- TU, CICCIONE! VIA LA MAGLIETTA! (nei film ammmerigani c'è sempre il ciccione che viene umiliato per le sue tettine)
- ma che c'entra la maglietta con la rapina??
- NIENTE DOMANDE E VIA LA MAGLIETTA!
<il ciccione piange>
- ORA, ZOCCOLETTA, APRI LE CASSE (nei film ammmerigani c'è sempre un impiegato oggetto di dileggio che si piega al volere dei prepotenti)
Nel frattempo, l'eroe negro, agisce chiamando i soccorsi e/o aggredendo uno dei rapinatori...BOOOOOM!
Il negro muore (come in ogni film ammmmerigano, c'è sempre il negro buono che muore, perchè poi in realtà l'eroe è un altro, cioè quello bianco, figo ma anche simpaticamente burbero)
<blululululululululù> (musichina di fine dissolvenza, che i rapinatori non stanno lì ad aspettare te)
Patsy è tornata dietro lo scaffale di fronte alla pescheria e si accuccia a terra (per non essere presa per la cicciona di turno) tremando come un coniglietto; poi si ricorda della fede della vecchia: si toglie gli anelli e li mette nella borsa che saggiamente nasconderà dietro delle bottiglie di vino.
Nel frattempo anche gli altri presenti si sono nascosti dietro gli scaffali, tra cui una coppia di anziani. Cazzo! Non l'avevo previsto: in Italia sono loro i "finti" eroi! uno dei due, infatti sta estraendo il cellulare per chiamare i carabinieri.
Mentre mentalmente lo maledico perchè già so che, con la sfiga che mi ritrovo e visto che non siamo ammmerigani, sarò io e non lui a trovarmi con un frappè di cervella nel cranio, ruoto la testa verso la pescheria e vedo i commessi che se la ridono...
"Che cazzo ridono??", penso io, "moriremo tutti!!"
Poi improvvisamente capisco che i rapinatori se ne sono andati da cinque minuti buoni e noi stiamo ancora minchionando, neanche fossimo sul set di Sarsky e Hutch.
Ovviamente in quel supermercato non hanno più rivisto la mia faccia.
Mai più.
Contate pure su di me per figure di merda oltre ogni umana immaginazione,
Robbed Patsy
I cantatori tamias (ovvero, quando la vita, inspiegabilmente, si ispira al teatro dell'assurdo)
[...]
Madre: <Che hai fatto l'altra sera? Sei andata al concerto di quelli lì... come si chiamano? Quei cosi... ma sì: Cip e Ciop con i tatuaggi!>
Figlia basita: <mmmph!>
Testimone cinghialiforme: <MUHUAHAHAHAHAHAH!>
[...]
Hanno partecipato:
nel ruolo della Madre: Genitrice di Patsy
nel ruolo della Figlia basita: Patsy
nel ruolo del Testimone cinghialiforme: mucchietto di ceneri, un tempo conosciuto come M (non sarà presente nelle eventuali repliche)
nel ruolo di "Cip e Ciop con i tatuaggi": The Cure
Patsy v. Roscia 1.0
Anche l'occhio vuole la sua parte (di sangue)
A chi mi domanda "ma il blog?", "ma non scrivi più?", ho sempre risposto, come il più consumato degli scrittori, che solitamente scrivo quando ho qualcosa da dire. Non è che uno solo perchè ha un blog è obbligato a scrivere anche di quando non riesce a schiacciare bene un bubbone sottopelle che ha sul mento e allora deve usare uno spillone, preventivamente disinfettato, per bucarsi la faccia come un fachiro per poi veder uscire quell'orribile grassigno sanguinolento e puzzolente. Anche se ti è capitato e potenzialmente la cosa potrebbe far ridere (ma fa più schifo in realtà, quindi quando mi capiterà non lo scriverò, tranquilli...).
La verità è che di cose da dire e raccontare ne avrei a mille e millemila, tipo della mia lite con un tedesco a quattro ante per la fila all'autonoleggio appena messo piede in Germania, o di come abbia rischiato di essere incenerita dalla strega di Hänsel und Gretel, presso la quale ho soggiornato a Füssen, per averle disintegrato un gatto di ceramica (quel suo "Oh Mein Gott!" mi riecheggerà nel cranio - tanto è vuoto - finchè campo), il problema si riduce tutto ad una mera questione di tempo.
Tempo che, dall'avvento del nuovo capo Monty Burns, si riduce proporzionalmente alla mia pazienza.
Insomma, tutta sta menata per giustificare il fatto che, anche per un'angelica ed equilibrata creatura come me, lo stress comincia a farsi sentire.
Così, domenica mattina mi sveglio, e mentre faccio colazione M mi fa gentilmente notare che - forse - ho un capillare dell'occhio rotto.
Vado a specchiarmi e vedo che ciò che è stato precedentemente definito "capillare rotto" è assimilabile a quello che sul Titanic chiamavano "acqua in sala macchine".
Vi lascio immaginare il panico, la corsa all'ospedale più vicino dove siamo stati allontatati da un macellaro de testaccio travestito da infermiere al grido di "No-ne! Oggi l'oculista nun ce sta-a!" (e certo! è domenica...)
E di nuovo la corsa verso il pronto soccorso oftalmico, dove dopo ore di attesa intervallate da un breve triage effettuato da una tizia in tuta (probabilmente la nipote del macellaro di testaccio travestito da infermiere di cui sopra - l'accento calabrese l'ha preso da mammà), vengo ammessa alla presenza di un altro macellaro di testaccio travestito questa volta da dottore (probabilmente il fratello di quello travestito da infermiere, nonchè zio della tizia in tuta dall'accento calabrese).
La "visita" dura circa 73 secondi durante i quali il presunto medico, guardandomi a malapena, si limita a bofonchiare mentre si strofina la faccia: "non c'è alcuna lesione al bulbo oculare, solitamente si tratta di uno sbalzo di pressione, quindi non vale neanche la pena di fare una visita oculistica. Deve misurare la pressione arteriosa e fare questa serie di analisi [...] ah, sono 25 euro di ticket", senza tenere minimamente conto che gli ho appena spiegato che, essendo donatrice di sangue, quelle analisi le ho appena fatte e se mi chiamano Miss2dipressione, un motivo ci sarà e che -CAZZO- a saperlo prima che se ti esplode un occhio ti fanno pagare 25 euro il prossimo sangue me lo faccio pagare un tanto al litro!!!
Comunque, quando ho detto alla mia dottoressa di questa storia si è sganasciata dalle risate (io un po' meno ripensando ai 25 euro) e ha confermato il fatto che nel mio caso al massimo può trattarsi di fragilità capillare...sarà... intanto io mi preparo a fare questa fine (Premio Bestdisgusting a vita!):
Bloody Eye Patsy

Cuoco contro Cuoco
Tempo fa al caffè si disquisiva di cuochi in TV.
La disputa era tra i sostenitori dell'ammmmerigano Chef Tony e dei suoi immarcescibili Miracle Blade (che ovviamente ho comprato tempo fa, come si fa a resistere a questo faccino?), e quelli del nostrano cuoco Guerrino coadiuvato dalla sua immancabile "salamandra".
Entrambi sono terribilmente ripetitivi, il primo perchè la televendita è sempre quella a rullo continuo, il secondo per i suoi intercalare, ormai entrati a pieno diritto nel nostro lessico quotidiano. Di buona norma, infatti, in ufficio ripetiamo ad ogni azione: "non andiamo a far altro che..."; prima di congedarci: "mi sembra di aver detto tutto"; dopo una riunione: "vi ringrazio del tempo che mi avete dedicato"; quando ci salutiamo:"a Dio piacendo ci vediamo domani" .
Dobbiamo ancora cercare di collocare "peccato non possiate sentirne il profumo", ma ci stiamo lavorando. Io pensavo di proporla per quei simpatici e per niente imbarazzanti momenti in cui ti squilla il cellulare di servizio, è il capo che ti cerca per un lavoro urgente che stai facendo (per cui NON PUOI non rispondere), ma sfortunatamente sei al cesso con lo squacquerone. Vediamo cosa ne diranno gli altri.
Tornando a bomba, riflettevamo principalmente sul fatto che, mentre il metodico (ma a volte anche simpaticamente un po' rincoglionito) Guerrino Maculan su T9 giorno dopo giorno sforna nuovi manicaretti, sostanzialmente Chef Tony, che pure ha un nutrito fan club, non ha mai cucinato una mazza!!!
Del resto è un televenditore, non un cuoco, però, io ho un paio di teorie. Entrambe hanno a che vedere con tutta la roba che Tony butta nel buco nero del tavolone dopo averla tagliata... CHE FINE FA?
Teoria n°1: quel foro non è altro che un Wormhole (aka porta spazio-tempo*) verso una dimensione parallela nella quale si può mangiare tutto quello che si vuole (sempre che Tony l'abbia buttato nel foro), senza ingrassare. Unico limite: per entrare nel buco devi essere già un mucchietto di ossa, quindi DOH! Per me niente da fare viste le mie chiappone mongolfiera-size.
Teoria n°2: quel miscuglio di scarponi, pomodori, pezzi di marmo e legno, scatolame, carni congelate, frutta e verdura varia, viene convogliato in un enorme calderone, con cui egli - unico al mondo, ormai - prepara il famoso ZUPPONE ALLA PORCARA!
"What is zuppone alla porcara?", si chiederanno in molti, "è un minestrone assai sofisticato ma delicato"...
E TU? Cosa ne pensi?
The Uncanny X-Patsy
*= e fatemela tirà, dopo anni ed anni di letture non di libri scientifici per capoccioni, bensì di "banali" fumetti Marvel, in cui il mio alter ego, vista l'età all'epoca, era la tredicenne/genio informatico/Shadowcat/Kitty Pride, che pesava quanto un mio avambraccio, ma si sa che io sono sempre stata dotata di una fervida fantasia epoibastahodecisoiochepureiovolevoessereungenioinformaticoepoileic'avevaildragopersonaleel'avevaaddestrata
WolverinechemipiacevaepoierafidanzataconColossochemipiacevamainunaltrosensochepoicisonorimastamale
quandoluil'halasciataperlamarzianamortamapoiperòèmortopureluiealloral'hoperdonatoinvecepoièricicciatoe
vabeneepoisisonopurerimessiinsiemealloramejoancorauffamiètornatalavogliadileggerestimaledettifumetti
quasiquasimelivadoaricompraremapoilosochemivienevogliadiaverepuregliarretratiemipartetuttolostipendio
alloraèmegliodinochec'hoilbraccinocortoequindiKittyPridepesavapropriopocopoco...
Il Mondo di Patsy (puntata pilota)
<sound>UUUUUUUUUUUUUUUUh-UhUh-UhUh-UhUhUhUh-UhUh - UUUUUUUH...riiiiip</sound>
Va beh, meglio lasciar fare agli esperti:
<voice over>: Benvenuti nel magico Mondo di Patsy. Nella prima puntata impareremo a conoscere le meraviglie della sua leggiuadra persona tramite i traumi a partire dall'infanzia, raccontati dalla viva voce di Patsy stessa</voice over>
Di seguito l'elenco di alcuni traumi che hanno segnato la mia esistenza, bloccandomi lo sviluppo, provocandomi l'obesità irreversibile, l'alitosi ed una probabile calvizie in età avanzata (sto già mettendo le mani avanti, della serie: "[..] e ti vedi già vecchio e cadente raccontare a tutta la gente del tuo falso incidente").
In ordine cronologico:
- farmi cadere sui piedi puntualmente alla prima leccata la panna del cono gelato (fragola-cioccolata e limone o pistacchio) appena uscita dal bar sotto casa di mia nonna
- scoprire che i miei fratelli non erano veramente i Queen
- a sei anni, approfittare della momentanea assenza di mio fratello (all'epoca diciottenne), entrare di corsa nella sua stanza per vedere un suo amico (aka Il Mito) di cui ero perdutamente innamorata ed imbattermi nelle sue chiappone jeansate in cinemascope mentre Il Mito, chino sullo stereo sceglieva un lp, disinnamorandomene istantaneamente (e m'ha detto bene: due anni dopo era già panzone e pelato... però sempre simpatico, dai!)
- capire che la pubblicità del "trabocchetto" era ingannevole: non è che quando perdevi sparivi veramente (magari i più sgraditi proprio dalla faccia della terra) per ricomparire - chessò - in cucina (già la mia fastidiosa ed ormai caratteristica necessità di razionalizzare faceva capolino cercando di trovare soluzioni possibili all'impossibile); al massimo tuo fratello ti cacciava dalla stanza a scappellotti...
- assistere alla potenziale morte del mio insegnante di pianoforte
- incontrare un maniaco all'uscita da scuola e pensare che in mano avesse un giornale arrotolato e subito dopo rendermi conto che in mano non aveva alcun giornale...
- capire che le tette non mi sarebbero cresciute mai. Ma proprio mai mai...
- realizzare che le gag dei film di Fantozzi non erano altro che profezie della mia vita futura
- essere colta da un terribile e potentissimo attacco di diarrea del viaggiatore in cima al Monte Sinai (bagni disponibili nel giro di 10 Km=0)
- essere rincorsa fino al portone da un maniaco che mentre correva riusciva a smanettarsi quella specie di pelle di daino che aveva tra le gambe
- rimanere con la patonza di fuori mentre esco dall'auto, come una Paris Hilton qualsiasi, a causa di quei maledetti costumi con i laccetti laterali
- venire a sapere che una mia cara amica secoli fa ha avuto una breve storia con Ottavio Postiglione ...
No, questo è troppo!!!
<voice over> ehm... Arrivederci alla prossima puntata del Magico Mondo di Patsy</voice over>
Uh-UUUUUUUUhPatsy
Burn(s) Patsy, Burn(s)! (terza ed ultima parte)
Cazzarola ne è passato di tempo dall'ultima puntata! Nel frattempo che è successo...mmm vediamo... ah sì, giorni fa mi hanno tamponato... poi... vediamo... la scorsa settimana un tizio mi è venuto addosso mentre faceva inversione a U... poi un camion di trasporti cinematografici ha cercato di strapparmi via lo specchietto e l'altra mattina un tale in motorino ha tentato disperatamente di amputarsi una gamba con mio paraurti anteriore mentre si infilava a destra tra me ed il camion della nettezza urbana che caricava rifiuti.
Stranamente sono due giorni che non ho scontri, quindi probabilmente farò il forfettario e domani verrò triturata da uno yuppie in SUV.
Va beh, torniamo a noi.
<dice> com'è che non scrivi da tanto? <dice>
Una delle cose che temevo si è ormai da tempo realizzata, le voci erano vere: c'è stato un remix di personale, ed ho perso Chewbecca, Il triscte playboy(?) di provincia ed una delle salme (che è andata in pensione).
Però ho guadagnato Bobbe Malle , la sosia di Michael Jackson, il telespettatore de "Il Caso Scafroglia", Gioiellino ed Occhio Fino.
Non vi dico che pazienza che ci vuole ed io che già normalmente ne sono sprovvista, perciò credo di aver esaurito anche quella delle prossime due generazioni...
Ma torniamo alle cose serie: dopo un viaggio "intenso" ed un primo giorno "un po' così", avevamo lasciato la nostra povera piccola Patsy al meritato riposo...
<dissolvenza - camera d'albergo, interno notte>
La notte non passa liscia. In preda ai brividi della febbre mi contorco indolenzita e ho dei terrorizzanti incubi in cui degli orrendi demoni sono nella mia stanza di albergo scalpitando con il loro zoccoloni caprini.
Mi sveglio in preda al panico alle 3 in punto come ne "L'Esorcismo di Emily Rose" e rimango paralizzata dal terrore dell'incubo e di quest'ultima coincidenza.
Quando la mente mi si schiarisce mi rendo conto che quei botti che imputavo al Maligno non sono altro che un gruppo di teppisti balordi sotto l'albergo, alla faccia delle stanze di lusso insonorizzate.
Allegria: cerco di riaddormentarmi ma sono ancora provata dagli incubi di prima, quindi rimango al letto con gli occhi spalancati attenta ad ogni ombra e ad ogni rumore.
Credo fossero almeno 20 anni che non mi cagavo così addosso.
Riesco a dormire forse un paio d'ore; vi lascio immaginare il mattino dopo, fresca come una rosa marcia con i vermi: con l'occhio sinistro lacrimoso, il naso moccoloso, le occhiaie fino ai piedi.
Mr Burns arriva in anticipo (ma va?) e, come al solito, nei 50 metri che separano l'albergo dall'ufficio riesce a sbagliare strada per ben due volte; inoltre mi conferma che, mentre tutte le persone normali programmano il volo di ritorno da una trasferta nel primo pomeriggio, noi lo abbiamo alle 18.
Questo significa che non mi verrà risparmiato neanche un istante di sofferenza;
infatti non riuscirò neanche a sottrarmi alla bramosia di Jean Claude che, incurante di germi e caccolame vario che mi penzola dal naso, mi si spiaccicherà a cinque centimetri dalla faccia sussurrandomi lascivo: "sei sempre bellissima". Voglio dire: penso che chiunque a quella distanza sembri solo un quadro di Picasso (che, per quanto bello, non penso sia il massimo dell'attizzamento), ma l'ormone è l'ormone ed evidentemente Jean Claude ne tiene ancora parecchio in cantina (o ha scambiato la confezione del Viagra con quella delle mentine).
Durante la riunione del mattino riesco non so come a limitare i danni che il mio stato semicatatonico potrebbe provocare (tipo alzarmi all'improvviso dalla sedia urlando "L'ASSASSINO HA UNA SCARPA GIALLA" o scaccolarmi il naso con un alluce), e arriva l'ora di pranzo: il mio momento trionfale, quello in cui finalmente potrò sgargarozzare le infinite prelibatezze dei ristoranti locali che mi sono state tanto decantate.
Niente da fare: si ritorna alla tavola calda da sfigati del giorno prima, ma almeno questa volta ordino di tutto, ed incredibilmente fa tutto CAGARE! La pasta è cruda, le melanzane ripiene insipide: ho voglia di piangere, ma tanto lo sto facendo già da almeno cinque ore a causa della nevralgia e la disidratazione ormai non me lo consente.
Torniamo in ufficio ed è il momento del discorso del capo agli ottanta presenti. Discorso che, secondo le indicazioni di Monty, dovrò interrompere ad un determinato punto fingendo una telefonata urgente. In realtà il massimo che riesco a fare è fingere un conato di vomito e fuggire dalla sala in cui sono tutti riuniti, riuscendo finalmente a vendicarmi dell'odiato mr Burns.
Ma me la farà pagare...
Dopo ulteriori ottanta saluti e gli sguardi infoiati di Jean Claude, io e Montgomery ripartiamo con l'auto a noleggio: piove, è buio e per quanto io sia distrutta mi rendo conto che per le prossime due ore circa sarò in auto con un tizio con il cappello alla guida, su un'autostrada che autostrada non è... PANICO! Ormai il mio colon è una
lingua di menelicche con tutte queste smaltite, ma fortunatamente arriviamo in aeroporto sani e salvi e con il solito larghissimo anticipo.
Il viaggio verso il terminal mi ha causato una terribile nausea e ho la lingua felpata; bramo il momento in cui finalmente potrò innaffiarmi la gola con il rinfreschino offerto dalla compagnia aerea, ma è ancora presto e sembrano non esserci possibilità di abbeverarsi in altro modo.
Mi butto come un gavettone sulle "poltroncine" di legno della sala d'attesa, così comode che quando finalmente posso alzare le terga mi sembra di aver passato una notte in cella sul pancaccio di Rebibbia.
Per ingannare l'attesa mi concentro sul cappello da sfigato di Monty immaginando i modi più fantasiosi per polverizzarlo... insieme al suo proprietario, ovviamente.
Saliti sull'aereo, fuori si scatena l'uragano. Vista la mia nausea, verifico che NON ci sia un sacchetto per il vomito così da trovare un utilizzo più consono al cappellazzo di mr Burns, incautamente adagiato sul posto accanto a me.
Dopo essermi ripresa dallo shock della mancanza del servizio bar per la turbolenza dovuta al maltempo, e stordita da un terribile mal di testa, accetto incautamente il consiglio di Monty di masticare una gomma per superare la mia nausea: a parte aver rovesciato il pacchetto da 100 che portavo in borsa (sì, ho il terrore dell'alitosi) con quegli scossoni, penso che nella centrifuga della lavatrice il mio stomaco sarebbe stato meglio.
Per fortuna il volo è breve, ma quando sto finalmente per liberarmi dell'odiato mr Burns eccolo approfittare per un'ultima occasione per fare il pezzente:si fa
dare uno strappo con il mio taxi fino alla metropolitana (ovviamente mi guardo bene dal dire che una delle fermate si trova a pochi metri da casa mia). E finalmente me lo levo dai coglioni, lui e la sua sciatta accoppiata cappello/impermeabile da ispettore Zenigata con la valigia di cartone da emigrante!
E il giorno dopo... MALATTIA: TIE'!
PEPPEPPEPPEPPEPPE'-PEPPEPPEPPEPPEPPE'-PEPPEPPEPPEPPEPPE'-PEPPE'
Patsydiscosambeira
Burn(s) Patsy, Burn(s)! (seconda parte)
[Finita la pubblicità (aka Pasqua), ecco il secondo episodio della miniserie in tre puntate "Burn(s) Patsy, Burn(s)!"
Per chi l'avesse persa, la prima puntata è qui]
Il mattino dopo sono un tronco umano e non ho alcuna voglia di assaggiare tutte le delizie che solo un hotel quattro stelle offre per colazione e che la sera prima sognavo con bramosia (dopo quella cazzo di cena da fame).
Appuntamento alle 9.
Alle 8,45 già lo stracciacazzi comincia a chiamarmi: che fantastica giornata mi attende!
Arriviamo in ufficio e mi presentano, non esagero, circa 80 persone: 80 sorrisi, 80 strette di mano, 80 "ti presento l'ing. ...", 80 "piacere sono **** ****", 80 potenziali futuri malati di influenza...
Tra questi, uno dei miei più galanti "ammiratori" (quello che somiglia a Jean Claude di Sensualità a corte)
Parlando del più e del meno, viene fuori che la sera prima ho cenato da sola e dallo sdegno Jean Claude si trasfigura in "Madreeee". Gli effetti si vedranno a più riprese qualche ora dopo...
Segue riunione di circa 4 ore, poi pausa pranzo (in cui cerco di spendere poco per cumulare la rimanenza con la cifra che mi spetta per i due pasti e sfruttarla tutta per la cena) e seguito riunione per altre 3 ore.
Finita la rognone e superato l'orario "normale" di lavoro, si potrebbe andare un po' in giro per la città... ma no! Meglio rimanere ore ed ore a sistemare le colonnine ed i colori di un patetico file excel, sempre per non tradire l'immagine di "top manager rampante che lavora fino a tardi ed è tanto impegnato", aspettando l'ora di cena!
Mi squilla il telefono: è Jean Claude che, ormai a casa, si preoccupa che io possa stare sola e mi fa sapere che in qualsiasi momento è disposto a "venire in mio aiuto" e solo dopo le mie rassicurazioni accenna al fatto che - nel caso - sarebbe venuto con la moglie. Sì, come no: dalla cornetta traspare la sua delusione di rapace che vede il coniglietto obeso e zoppo con le meches (aka Patsy) sfuggirgli da sotto il naso dopo una lunga attesa.
Tra l'altro, sempre a pochi minuti dall'ora X del pasto, che ormai per me è un miraggio visto il mio stato semiincoscente causa febbre, vengo a sapere che "adesso andiamo a prendere mio cugino che sta facendo le prove di uno spettacolo teatrale ed andiamo a cena"...
E per chi già immaginasse un giovane parente attore in erba, magari intellettualoide e socialmente impegnato, con cui passare una piacevole serata, penso sia giusto puntualizzare che in realtà il tizio era un ottuagenario rincoglionito impegnato - se non a sorridere ebete grazie alla sua dentiera 18 carati - nelle "recite" che sono tra le attività del prestigioso rotary club locale. Lo intuisco nel momento in cui arriviamo davanti ad un lussuosissimo hotel che ne è la sede e mi presentano un guazzabuglio di dentiere, parrucconi, gioiellame, mummiume vario.
Dopo la seconda telefonata di Jean Claude (aridaje!), segue una serata "scisma Lefèvre" : una parte del mummiume, composta dalla moglie del suddetto cugino attore e un'altra coppia di salme si unisce a noi, insistendo per portarci in una pizzeria che "il locale non è un granchè, ma la pizza è buonissima".
Ma come? 'sti riccastri bicentenari non mangiano solo patè, caviale e semolino? Già sospetto che 'sta pizza mi costerà cara, ma devo ricredermi quando arrivo nella bettola, dove effettivamente mangeremo un'ottima pizza napoletana.
La conversazione durante la cena è di altissimo livello: si va da quanti milioni di euro l'anno guadagna il figlio della coppia di salme, a quanti milioni di euro l'anno guadagna l'altro figlio della coppia di salme, rigorosamente in dialetto stretto. Che uno si chiede com'è possibile che l'ex direttore generale di una famosa banca non riesca a coniugare bene neanche mezzo verbo (ma poi si ripensa alla situazione economica italiana e allora tutti i dubbi passano).
Il tutto supervisionato dallo sguardo vacuo del cugino ottuagenario di Monty, che ha esaurito tutte le sue energie fisiche e mentali nello sforzo di ucciderci tutti nel tragitto di 5 minuti rotary/pizzeria, quando, alla guida della sua auto in cui aveva insistito per trasportarci, cercava maldestramente di rispondere al telefono, e di sua moglie, preoccupatissima per via del figlio che a oltre 30 era partito finalmente alla volta di Milano per trombare felicemente con la fidanzata senza la cappa opprimente della genitrice (ma gli consiglierei di spegnere il cellulare).
Io ormai ho gli occhi solo per la mia pizza e sono grata a tutti per il loro blaterare inutile che non mi obbliga a tenere ancora sulla faccia la fantastica espressione alla Heather Paresi che mi contraddistingue in queste occasioni, ma soprattutto perchè sono riusciti a zittire mr Burns, ed incredibilmente anche ad impedirgli di telefonare.
Arriva il momento del conto e rimango stupita nel verificare che ci sono ancora luoghi in cui una pizza costa quanto acqua+olio+farina+condimento+servizio e non quanto un filetto al pepe verde in periodo pre-euro.
Mi stupisce anche il fatto che Monty non perda occasione per fare la figura del pezzente con me - ma del figo con gli altri - offrendo la cena a tutti a mie e sue spese (40 euro in sei: 20 euro per uno con rimborso aziendale). Quindi, in pratica, io mi sono limitata nel pranzo per offrire la pizza a dei vecchi miliardari.
Li mortacci loro.
E per chi pensasse che la serata a quel punto fosse finita e che il mio letto di hotel 4 stelle fosse finalmente pronto ad accogliere le mie cetacee membra, ecco che si sveglia dal coma la moglie del cugino "attore" che, seppur preoccupata per la nottata del figlio a Milano (vedi sopra) e anzi, probabilmente per distrarsi dall'immagine mentale del figlio che copula selvaggiamente con qualche "svergognata", vuole mostrarmi il centro città.
Mi conducono quindi di nuovo in auto (PAURA) fino ad una zona pedonale in cui tristemente passeggiamo lungo un viale vuoto con le vetrine chiuse (ovviamente: è notte!). Ma non è ancora finita.
"Venite da me a bere qualcosa che vi mostro casa" dice sogghignando l'altra megera, "abito a pochi passi dal centro".
Un'altra chiamata di Jean Claude ("ahò ma te ne vai a dormì? Non c'è trippa pe' gatti!", avrei voluto urlargli mentre mi informa che la moglie è a letto da un pezzo), e sono pronta per uno dei siparietti più imbarazzanti della mia vita.
Veniamo condotti in un attico enorme, arredato come un mausoleo (ci sono anche le statuine tipo presepi), in cui, scopro, la coppia di "poveri" pensionati vive con la Mater Suspiriorum, che riesco a scorgere da una porta socchiusa mentre guarda la tv su un canale mal sintonizzato (in una di quelle simpatiche situazioni alla "Suspiria")
Come ci si comporta in questi casi? Non sono una parente, non sono un'amica, nè una moglie, nè una fidanzata. Sono ospite in una casa, vittima della situazione e mi accorgo che anche il mio chaperon è a disagio quanto me (in pratica, è imbalsamato dall'ingresso al rotary, evento che credevo impossibile).
Allegria a gogo. Tutti sembrano abbastanza assonati ed intorpiditi (a che ora andranno a dormire normalmente 'ste cariatidi? Alle 19? Siamo fuori di almeno 5 ore)
Quando mi sembra passata un'eternità, tanto che cominciavo a temere di ritrovarmi vestita da infermiera, con i capelli bianchi e le calze marroni a 40 denari, a cambiare pannoloni o a mescolare il formaggino nella minestrina a qualche vecchia col deambulatore, i padroni della catacomba si rianimano e a tutti vengono offerti superalcolici e digestivi.
A tutti tranne che a me, ovviamente, che pur avendo superato la trentina, sono solo ad un terzo del percorso rispetto a loro e devo quindi accettare "un gelatino" senza diritto di replica (ed anzi, con il terrore di qualche buffetto inopportuno sulla guancia).
Un "gelatino": a me!
Un "gelatino" del discount. In casa di miliardari. Arimortacci loro.
'sto "gelatino", oltre tutto, era una palla di ghiaccio da mangiare con un cucchiaino. Stavo per mettermela sul naso tipo foca ammaestrata dalla disperazione.
E forse era proprio quello che volevano.
Sotto lo sguardo impaziente della moglie del cugino, che a quel punto smaniava dalla voglia di andare via (probabilmente a causa di una improvvisa visione del figlio "in azione" con la fidanzata, provocata dal digestivo), cerco di sciogliere il ghiaccio ad alitate, sorbendo velocemente pezzi di iceberg (il che, devo dire, ha giovato alle mie tonsille di alpacca).
Torniamo in auto, e mentre prego di raggiungere sana e salva la mia stanza, ecco l'idea geniale: andiamo a vedere la città di notte dall'alto della rocca!
In auto, con un ottuagenario ormai alticcio alla guida.
Ma la notte di "follie" questi proprio con me la devono fare?!?!
Cacca ad ogni curva.
(Ari-arimortacci loro)
Arrivati a destinazione, ci accorgiamo che alla rocca ci stanno solo coppiette che trombano in macchina.
Mi nascondo con i Nani Moretti nei sedili della vettura dalla vergogna.
E' fortunatamente l'ultima che mi tocca subire... per oggi.
In albergo, dopo l'ultimo sms di Jean Claude che mi augura la buona notte (comincio ad avere paura di questo tizio) prima di dormire mi "rilasso" con il finale di Matrix in cui al solito l'argomento è un efferato delitto: spengo tutto prima perdere il controllo e cominciare a prendere appunti.
E finalmente mi eclisso.
Continua...
Patsy, Nana Moretti ad honorem
PS: Ma sono davvero l'unica a cui capitano 'ste cose allucinanti? Perchè sempre a me? Che ho fatto di male?!?
Burn(s) Patsy, Burn(s)! (prima parte)
Tempo di trasferte per la povera piccola creatura che risponde al nome di Patsy.
Ma non di trasferte normali, di trasferte cheek to cheek
con il nuovo capo che, per inciso, è identico a Montgomery Burns: fa addirittura il gesto "eccellente" con le mani. Ha 45 anni e ne dimostra 145. Caratterialmente, invece, è molto diverso da mr Burns: per fare dei paragoni politici molto di moda in questo periodo, è una specie atteggione-sborone alla Rutelli, con il senso dell'umorismo di Berlusconi e l'apertura mentale di Ratzinger.
In poche parole uno scassacazzi cosmico.
Mi avverte della trasferta di 3 giorni solo il giorno prima della partenza, proprio quando ho un principio di influenza, ma se resto a casa sembra che lo faccio apposta, quindi vado.
Si parte nel pomeriggio uscendo prima dall'ufficio e, dato che devo passare a casa per lasciare l'auto, prendere la valigia (che in realtà devo ancora fare perchè la sera prima mi sentivo malissimo) e chiamare il taxi ed andare all'aeroporto.
Volo alle 17,20 , appuntamento in aeroporto fissato da lui alle 16: paranoia allo stato puro.
Sono in taxi appena partita da casa e già comincia a sbomballarmi i coglioni con la prima telefonata. La prima di una lunga serie, si spazientisce anche il tassinaro... Il motivo è che lui è in aeroporto dalle 15,20 e si scassa le palle ad aspettare, quindi ne approfitta per fare il figo impegnato e mostrarsi alla gente (indifferente) nel terminal che lui ha molte chiamate da fare perchè è un top manager, oh yeah! [de 'sta ceppa]
Arrivo in aeroporto e vuole insegnarmi a fare il check in.
Probabilmente pensa che non mi sono mai mossa di casa e che aspettavo lui, il mio nuovo eroe, che mi mostrasse la retta via. Peccato che non sono io quella che va in giro con un portatile del 1800, la valigia di plasticone da 70 Kg ed un cappello di panno verde scuro decisamente imbarazzante che penso non indosserebbe neanche mio nonno, pace all'anima sua.
Io mi sento la febbre e ho le tonsille grosse come due palle da biliardo, lo lascio fare e mi dirigo verso il varco dei controlli (fila chilometrica smaltita in pochi minuti: so' bravi però eh!).
Ovviamente io passo velocemente il controllo, mentre il viveur prende addirittura la scossa per aver messo il portatile sul carrello magnetico (MUHAHAHAHAH)
Arriviamo al gate che sta dall'altra parte dell'aeroporto con un anticipo esagerato e le poltroncine sono tutte occupate.
Ho dei dolori su tutto il corpo per l'influenza talmente forti che arrivo a pensare che mi adagerei volentieri su un vecchiaccio laido che mi guarda voglioso, dal basso del suo posto a sedere.
Nel frattempo, Monty pensa bene che sia perfettamente educato insistere nell'atteggiarsi a top manager continuando a fare telefonate a cazzo (al compagno delle elementari, allo zio di brooklyn, al ristorante cinese sotto casa), ignorandomi completamente: gli astanti possono quindi notare un povero coglionazzo che urla al telefono i cacchi propri ed una tarantolata che gli sta a fianco.
Dopo circa un'ora di attesa comincia a farsi la fila al gate, ma 'ste cazzo di telefonate sono così importanti che, pur essendo arrivati 10 anni prima siamo gli ultimi a salire sull'aereo e non c'è posto per i nostri bagagli (una minuscola valigetta io, un catafalco lui - senza dimenticare il fantastico cappello da gangster-emigrante verde peluccoso). Troviamo miracolosamente lo spazio sufficiente in una cappelliera in coda al velivolo. Ovviamente noi siamo posizionati in testa, cosìcchè una volta arrivati dobbiamo aspettare che TUTTI sbarchino prima di poter finalmente scendere.
Sono così fortunata che l'aereo è un residuato bellico mal pressurizzato, per cui ai dolori, la febbre e le tonsille di legno si aggiunge un mal di testa spaziale a causa del fischio continuo durante il volo.
Atterriamo e - dopo il discorso dei bagagli a cui accennavo in precedenza - andiamo a prendere l'auto a noleggio.
Diciamo che va quasi tutto bene, a parte il fatto che l'automobile è ancora in rodaggio (quindi va al max ad 80Km/h) e ciò significa che mi devo sorbire ancora 60 minuti di telefonate assordanti in auto (invece di 30), prima di arrivare a destinazione.
Nonostante non abbia fame, so che devo prendere delle medicine quindi approccio l'argomento cena, anche perchè ho intuito qualcosa che non mi quadra.
Ed ecco una delle prime sòle: il tizio ha dei parenti lì, quindi non alloggerà in albergo (benissimo) e mi mollerà da sola per cena per andare dal cugino, di cui è ospite.
Personalmente, la cosa mi farebbe molto piacere, se non che l'hotel (di lusso ovviamente) si trova in periferia in mezzo al nulla e non so come fare, visto che penso che difficilmente riuscirei a mettere insieme un pasto decente in albergo con i 22 euro che mi spettano come diaria per la cena.
Lui mi tranquillizza indicandomi un ristorante a mezzo Km dove dice che ultimamente ha mangiato benissimo spendendo poco...
Va beh, vado il albergo, mi faccio una doccia e mi dirigo al vicino ristorante.
Peccato che per percorrere quei 500 metri su una specie di tangenziale in cui ogni passo può essere l'ultimo, si trovano una caserma e un locale di mafiosi.
Per non cagarmi addosso nel tragitto anch'io uso la tecnica "telefonata tattica" e chiamo un amico lontano [grazie Massimiliano]
Entro nel ristorante e mi preoccupo un po': si tratta di un posto "scicchissimo", ma tutto sommato ripenso al fatto che siamo al sud e che mi è stata garantita l'economicità del posto.
Perciò mi tranquillizzo... finchè non apro il menù.
Fortunatamente, il noto "effetto Bud Spencer" ha impedito ai miei occhi di rotolare sul tavolo. Alla fine facendo i calcoli 40 volte riesco a spendere solo 26 euro per due microporzioni da modella anoressica (sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico delle mie unghie dei piedi), ma le palle mi girano a 1000.
Torno in stanza praticamente in elicottero grazie alla rotazione predetta, mi impasticco e mi schianto sul letto, ma i dolori reumatici mi fanno addormentare molto tardi.
Continua...
Patsy, the poor little creature