Il Mondo di Patsy (puntata pilota)
<sound>UUUUUUUUUUUUUUUUh-UhUh-UhUh-UhUhUhUh-UhUh - UUUUUUUH...riiiiip</sound>
Va beh, meglio lasciar fare agli esperti:
<voice over>: Benvenuti nel magico Mondo di Patsy. Nella prima puntata impareremo a conoscere le meraviglie della sua leggiuadra persona tramite i traumi a partire dall'infanzia, raccontati dalla viva voce di Patsy stessa</voice over>
Di seguito l'elenco di alcuni traumi che hanno segnato la mia esistenza, bloccandomi lo sviluppo, provocandomi l'obesità irreversibile, l'alitosi ed una probabile calvizie in età avanzata (sto già mettendo le mani avanti, della serie: "[..] e ti vedi già vecchio e cadente raccontare a tutta la gente del tuo falso incidente").
In ordine cronologico:
- farmi cadere sui piedi puntualmente alla prima leccata la panna del cono gelato (fragola-cioccolata e limone o pistacchio) appena uscita dal bar sotto casa di mia nonna
- scoprire che i miei fratelli non erano veramente i Queen
- a sei anni, approfittare della momentanea assenza di mio fratello (all'epoca diciottenne), entrare di corsa nella sua stanza per vedere un suo amico (aka Il Mito) di cui ero perdutamente innamorata ed imbattermi nelle sue chiappone jeansate in cinemascope mentre Il Mito, chino sullo stereo sceglieva un lp, disinnamorandomene istantaneamente (e m'ha detto bene: due anni dopo era già panzone e pelato... però sempre simpatico, dai!)
- capire che la pubblicità del "trabocchetto" era ingannevole: non è che quando perdevi sparivi veramente (magari i più sgraditi proprio dalla faccia della terra) per ricomparire - chessò - in cucina (già la mia fastidiosa ed ormai caratteristica necessità di razionalizzare faceva capolino cercando di trovare soluzioni possibili all'impossibile); al massimo tuo fratello ti cacciava dalla stanza a scappellotti...
- assistere alla potenziale morte del mio insegnante di pianoforte
- incontrare un maniaco all'uscita da scuola e pensare che in mano avesse un giornale arrotolato e subito dopo rendermi conto che in mano non aveva alcun giornale...
- capire che le tette non mi sarebbero cresciute mai. Ma proprio mai mai...
- realizzare che le gag dei film di Fantozzi non erano altro che profezie della mia vita futura
- essere colta da un terribile e potentissimo attacco di diarrea del viaggiatore in cima al Monte Sinai (bagni disponibili nel giro di 10 Km=0)
- essere rincorsa fino al portone da un maniaco che mentre correva riusciva a smanettarsi quella specie di pelle di daino che aveva tra le gambe
- rimanere con la patonza di fuori mentre esco dall'auto, come una Paris Hilton qualsiasi, a causa di quei maledetti costumi con i laccetti laterali
- venire a sapere che una mia cara amica secoli fa ha avuto una breve storia con Ottavio Postiglione ...
No, questo è troppo!!!
<voice over> ehm... Arrivederci alla prossima puntata del Magico Mondo di Patsy</voice over>
Uh-UUUUUUUUhPatsy
Burn(s) Patsy, Burn(s)! (terza ed ultima parte)
Cazzarola ne è passato di tempo dall'ultima puntata! Nel frattempo che è successo...mmm vediamo... ah sì, giorni fa mi hanno tamponato... poi... vediamo... la scorsa settimana un tizio mi è venuto addosso mentre faceva inversione a U... poi un camion di trasporti cinematografici ha cercato di strapparmi via lo specchietto e l'altra mattina un tale in motorino ha tentato disperatamente di amputarsi una gamba con mio paraurti anteriore mentre si infilava a destra tra me ed il camion della nettezza urbana che caricava rifiuti.
Stranamente sono due giorni che non ho scontri, quindi probabilmente farò il forfettario e domani verrò triturata da uno yuppie in SUV.
Va beh, torniamo a noi.
<dice> com'è che non scrivi da tanto? <dice>
Una delle cose che temevo si è ormai da tempo realizzata, le voci erano vere: c'è stato un remix di personale, ed ho perso Chewbecca, Il triscte playboy(?) di provincia ed una delle salme (che è andata in pensione).
Però ho guadagnato Bobbe Malle , la sosia di Michael Jackson il telespettatore de "Il Caso Scafroglia", Gioiellino ed Occhio Fino.
Non vi dico che pazienza che ci vuole ed io che già normalmente ne sono sprovvista, perciò credo di aver esaurito anche quella delle prossime due generazioni...
Ma torniamo alle cose serie: dopo un viaggio "intenso" ed un primo giorno "un po' così", avevamo lasciato la nostra povera piccola Patsy al meritato riposo...
<dissolvenza - camera d'albergo, interno notte>
La notte non passa liscia. In preda ai brividi della febbre mi contorco indolenzita e ho dei terrorizzanti incubi in cui degli orrendi demoni sono nella mia stanza di albergo scalpitando con il loro zoccoloni caprini.
Mi sveglio in preda al panico alle 3 in punto come ne "L'Esorcismo di Emily Rose" e rimango paralizzata dal terrore dell'incubo e di quest'ultima coincidenza.
Quando la mente mi si schiarisce mi rendo conto che quei botti che imputavo al Maligno non sono altro che un gruppo di teppisti balordi sotto l'albergo, alla faccia delle stanze di lusso insonorizzate.
Allegria: cerco di riaddormentarmi ma sono ancora provata dagli incubi di prima, quindi rimango al letto con gli occhi spalancati attenta ad ogni ombra e ad ogni rumore.
Credo fossero almeno 20 anni che non mi cagavo così addosso.
Riesco a dormire forse un paio d'ore; vi lascio immaginare il mattino dopo, fresca come una rosa marcia con i vermi: con l'occhio sinistro lacrimoso, il naso moccoloso, le occhiaie fino ai piedi.
Mr Burns arriva in anticipo (ma va?) e, come al solito, nei 50 metri che separano l'albergo dall'ufficio riesce a sbagliare strada per ben due volte; inoltre mi conferma che, mentre tutte le persone normali programmano il volo di ritorno da una trasferta nel primo pomeriggio, noi lo abbiamo alle 18.
Questo significa che non mi verrà risparmiato neanche un istante di sofferenza;
infatti non riuscirò neanche a sottrarmi alla bramosia di Jean Claude che, incurante di germi e caccolame vario che mi penzola dal naso, mi si spiaccicherà a cinque centimetri dalla faccia sussurrandomi lascivo: "sei sempre bellissima". Voglio dire: penso che chiunque a quella distanza sembri solo un quadro di Picasso (che, per quanto bello, non penso sia il massimo dell'attizzamento), ma l'ormone è l'ormone ed evidentemente Jean Claude ne tiene ancora parecchio in cantina (o ha scambiato la confezione del Viagra con quella delle mentine).
Durante la riunione del mattino riesco non so come a limitare i danni che il mio stato semicatatonico potrebbe provocare (tipo alzarmi all'improvviso dalla sedia urlando "L'ASSASSINO HA UNA SCARPA GIALLA" o scaccolarmi il naso con un alluce), e arriva l'ora di pranzo: il mio momento trionfale, quello in cui finalmente potrò sgargarozzare le infinite prelibatezze dei ristoranti locali che mi sono state tanto decantate.
Niente da fare: si ritorna alla tavola calda da sfigati del giorno prima, ma almeno questa volta ordino di tutto, ed incredibilmente fa tutto CAGARE! La pasta è cruda, le melanzane ripiene insipide: ho voglia di piangere, ma tanto lo sto facendo già da almeno cinque ore a causa della nevralgia e la disidratazione ormai non me lo consente.
Torniamo in ufficio ed è il momento del discorso del capo agli ottanta presenti. Discorso che, secondo le indicazioni di Monty, dovrò interrompere ad un determinato punto fingendo una telefonata urgente. In realtà il massimo che riesco a fare è fingere un conato di vomito e fuggire dalla sala in cui sono tutti riuniti, riuscendo finalmente a vendicarmi dell'odiato mr Burns.
Ma me la farà pagare...
Dopo ulteriori ottanta saluti e gli sguardi infoiati di Jean Claude, io e Montgomery ripartiamo con l'auto a noleggio: piove, è buio e per quanto io sia distrutta mi rendo conto che per le prossime due ore circa sarò in auto con un tizio con il cappello alla guida, su un'autostrada che autostrada non è... PANICO! Ormai il mio colon è una
lingua di menelicche con tutte queste smaltite, ma fortunatamente arriviamo in aeroporto sani e salvi e con il solito larghissimo anticipo.
Il viaggio verso il terminal mi ha causato una terribile nausea e ho la lingua felpata; bramo il momento in cui finalmente potrò innaffiarmi la gola con il rinfreschino offerto dalla compagnia aerea, ma è ancora presto e sembrano non esserci possibilità di abbeverarsi in altro modo.
Mi butto come un gavettone sulle "poltroncine" di legno della sala d'attesa, così comode che quando finalmente posso alzare le terga mi sembra di aver passato una notte in cella sul pancaccio di Rebibbia.
Per ingannare l'attesa mi concentro sul cappello da sfigato di Monty immaginando i modi più fantasiosi per polverizzarlo... insieme al suo proprietario, ovviamente.
Saliti sull'aereo, fuori si scatena l'uragano. Vista la mia nausea, verifico che NON ci sia un sacchetto per il vomito così da trovare un utilizzo più consono al cappellazzo di mr Burns, incautamente adagiato sul posto accanto a me.
Dopo essermi ripresa dallo shock della mancanza del servizio bar per la turbolenza dovuta al maltempo, e stordita da un terribile mal di testa, accetto incautamente il consiglio di Monty di masticare una gomma per superare la mia nausea: a parte aver rovesciato il pacchetto da 100 che portavo in borsa (sì, ho il terrore dell'alitosi) con quegli scossoni, penso che nella centrifuga della lavatrice il mio stomaco sarebbe stato meglio.
Per fortuna il volo è breve, ma quando sto finalmente per liberarmi dell'odiato mr Burns eccolo approfittare per un'ultima occasione per fare il pezzente:si fa
dare uno strappo con il mio taxi fino alla metropolitana (ovviamente mi guardo bene dal dire che una delle fermate si trova a pochi metri da casa mia). E finalmente me lo levo dai coglioni, lui e la sua sciatta accoppiata cappello/impermeabile da ispettore Zenigata con la valigia di cartone da emigrante!
E il giorno dopo... MALATTIA: TIE'!
PEPPEPPEPPEPPEPPE'-PEPPEPPEPPEPPEPPE'-PEPPEPPEPPEPPEPPE'-PEPPE'
Patsydiscosambeira
Burn(s) Patsy, Burn(s)! (seconda parte)
[Finita la pubblicità (aka Pasqua), ecco il secondo episodio della miniserie in tre puntate "Burn(s) Patsy, Burn(s)!"
Per chi l'avesse persa, la prima puntata è qui]
Il mattino dopo sono un tronco umano e non ho alcuna voglia di assaggiare tutte le delizie che solo un hotel quattro stelle offre per colazione e che la sera prima sognavo con bramosia (dopo quella cazzo di cena da fame).
Appuntamento alle 9.
Alle 8,45 già lo stracciacazzi comincia a chiamarmi: che fantastica giornata mi attende!
Arriviamo in ufficio e mi presentano, non esagero, circa 80 persone: 80 sorrisi, 80 strette di mano, 80 "ti presento l'ing. ...", 80 "piacere sono **** ****", 80 potenziali futuri malati di influenza...
Tra questi, uno dei miei più galanti "ammiratori" (quello che somiglia a Jean Claude di Sensualità a corte)
Parlando del più e del meno, viene fuori che la sera prima ho cenato da sola e dallo sdegno Jean Claude si trasfigura in "Madreeee". Gli effetti si vedranno a più riprese qualche ora dopo...
Segue riunione di circa 4 ore, poi pausa pranzo (in cui cerco di spendere poco per cumulare la rimanenza con la cifra che mi spetta per i due pasti e sfruttarla tutta per la cena) e seguito riunione per altre 3 ore.
Finita la rognone e superato l'orario "normale" di lavoro, si potrebbe andare un po' in giro per la città... ma no! Meglio rimanere ore ed ore a sistemare le colonnine ed i colori di un patetico file excel, sempre per non tradire l'immagine di "top manager rampante che lavora fino a tardi ed è tanto impegnato", aspettando l'ora di cena!
Mi squilla il telefono: è Jean Claude che, ormai a casa, si preoccupa che io possa stare sola e mi fa sapere che in qualsiasi momento è disposto a "venire in mio aiuto" e solo dopo le mie rassicurazioni accenna al fatto che - nel caso - sarebbe venuto con la moglie. Sì, come no: dalla cornetta traspare la sua delusione di rapace che vede il coniglietto obeso e zoppo con le meches (aka Patsy) sfuggirgli da sotto il naso dopo una lunga attesa.
Tra l'altro, sempre a pochi minuti dall'ora X del pasto, che ormai per me è un miraggio visto il mio stato semiincoscente causa febbre, vengo a sapere che "adesso andiamo a prendere mio cugino che sta facendo le prove di uno spettacolo teatrale ed andiamo a cena"...
E per chi già immaginasse un giovane parente attore in erba, magari intellettualoide e socialmente impegnato, con cui passare una piacevole serata, penso sia giusto puntualizzare che in realtà il tizio era un ottuagenario rincoglionito impegnato - se non a sorridere ebete grazie alla sua dentiera 18 carati - nelle "recite" che sono tra le attività del prestigioso rotary club locale. Lo intuisco nel momento in cui arriviamo davanti ad un lussuosissimo hotel che ne è la sede e mi presentano un guazzabuglio di dentiere, parrucconi, gioiellame, mummiume vario.
Dopo la seconda telefonata di Jean Claude (aridaje!), segue una serata "scisma Lefèvre" : una parte del mummiume, composta dalla moglie del suddetto cugino attore e un'altra coppia di salme si unisce a noi, insistendo per portarci in una pizzeria che "il locale non è un granchè, ma la pizza è buonissima".
Ma come? 'sti riccastri bicentenari non mangiano solo patè, caviale e semolino? Già sospetto che 'sta pizza mi costerà cara, ma devo ricredermi quando arrivo nella bettola, dove effettivamente mangeremo un'ottima pizza napoletana.
La conversazione durante la cena è di altissimo livello: si va da quanti milioni di euro l'anno guadagna il figlio della coppia di salme, a quanti milioni di euro l'anno guadagna l'altro figlio della coppia di salme, rigorosamente in dialetto stretto. Che uno si chiede com'è possibile che l'ex direttore generale di una famosa banca non riesca a coniugare bene neanche mezzo verbo (ma poi si ripensa alla situazione economica italiana e allora tutti i dubbi passano).
Il tutto supervisionato dallo sguardo vacuo del cugino ottuagenario di Monty, che ha esaurito tutte le sue energie fisiche e mentali nello sforzo di ucciderci tutti nel tragitto di 5 minuti rotary/pizzeria, quando, alla guida della sua auto in cui aveva insistito per trasportarci, cercava maldestramente di rispondere al telefono, e di sua moglie, preoccupatissima per via del figlio che a oltre 30 era partito finalmente alla volta di Milano per trombare felicemente con la fidanzata senza la cappa opprimente della genitrice (ma gli consiglierei di spegnere il cellulare).
Io ormai ho gli occhi solo per la mia pizza e sono grata a tutti per il loro blaterare inutile che non mi obbliga a tenere ancora sulla faccia la fantastica espressione alla Heather Paresi che mi contraddistingue in queste occasioni, ma soprattutto perchè sono riusciti a zittire mr Burns, ed incredibilmente anche ad impedirgli di telefonare.
Arriva il momento del conto e rimango stupita nel verificare che ci sono ancora luoghi in cui una pizza costa quanto acqua+olio+farina+condimento+servizio e non quanto un filetto al pepe verde in periodo pre-euro.
Mi stupisce anche il fatto che Monty non perda occasione per fare la figura del pezzente con me - ma del figo con gli altri - offrendo la cena a tutti a mie e sue spese (40 euro in sei: 20 euro per uno con rimborso aziendale). Quindi, in pratica, io mi sono limitata nel pranzo per offrire la pizza a dei vecchi miliardari.
Li mortacci loro.
E per chi pensasse che la serata a quel punto fosse finita e che il mio letto di hotel 4 stelle fosse finalmente pronto ad accogliere le mie cetacee membra, ecco che si sveglia dal coma la moglie del cugino "attore" che, seppur preoccupata per la nottata del figlio a Milano (vedi sopra) e anzi, probabilmente per distrarsi dall'immagine mentale del figlio che copula selvaggiamente con qualche "svergognata", vuole mostrarmi il centro città.
Mi conducono quindi di nuovo in auto (PAURA) fino ad una zona pedonale in cui tristemente passeggiamo lungo un viale vuoto con le vetrine chiuse (ovviamente: è notte!). Ma non è ancora finita.
"Venite da me a bere qualcosa che vi mostro casa" dice sogghignando l'altra megera, "abito a pochi passi dal centro".
Un'altra chiamata di Jean Claude ("ahò ma te ne vai a dormì? Non c'è trippa pe' gatti!", avrei voluto urlargli mentre mi informa che la moglie è a letto da un pezzo), e sono pronta per uno dei siparietti più imbarazzanti della mia vita.
Veniamo condotti in un attico enorme, arredato come un mausoleo (ci sono anche le statuine tipo presepi), in cui, scopro, la coppia di "poveri" pensionati vive con la Mater Suspiriorum, che riesco a scorgere da una porta socchiusa mentre guarda la tv su un canale mal sintonizzato (in una di quelle simpatiche situazioni alla "Suspiria")
Come ci si comporta in questi casi? Non sono una parente, non sono un'amica, nè una moglie, nè una fidanzata. Sono ospite in una casa, vittima della situazione e mi accorgo che anche il mio chaperon è a disagio quanto me (in pratica, è imbalsamato dall'ingresso al rotary, evento che credevo impossibile).
Allegria a gogo. Tutti sembrano abbastanza assonati ed intorpiditi (a che ora andranno a dormire normalmente 'ste cariatidi? Alle 19? Siamo fuori di almeno 5 ore)
Quando mi sembra passata un'eternità, tanto che cominciavo a temere di ritrovarmi vestita da infermiera, con i capelli bianchi e le calze marroni a 40 denari, a cambiare pannoloni o a mescolare il formaggino nella minestrina a qualche vecchia col deambulatore, i padroni della catacomba si rianimano e a tutti vengono offerti superalcolici e digestivi.
A tutti tranne che a me, ovviamente, che pur avendo superato la trentina, sono solo ad un terzo del percorso rispetto a loro e devo quindi accettare "un gelatino" senza diritto di replica (ed anzi, con il terrore di qualche buffetto inopportuno sulla guancia).
Un "gelatino": a me!
Un "gelatino" del discount. In casa di miliardari. Arimortacci loro.
'sto "gelatino", oltre tutto, era una palla di ghiaccio da mangiare con un cucchiaino. Stavo per mettermela sul naso tipo foca ammaestrata dalla disperazione.
E forse era proprio quello che volevano.
Sotto lo sguardo impaziente della moglie del cugino, che a quel punto smaniava dalla voglia di andare via (probabilmente a causa di una improvvisa visione del figlio "in azione" con la fidanzata, provocata dal digestivo), cerco di sciogliere il ghiaccio ad alitate, sorbendo velocemente pezzi di iceberg (il che, devo dire, ha giovato alle mie tonsille di alpacca).
Torniamo in auto, e mentre prego di raggiungere sana e salva la mia stanza, ecco l'idea geniale: andiamo a vedere la città di notte dall'alto della rocca!
In auto, con un ottuagenario ormai alticcio alla guida.
Ma la notte di "follie" questi proprio con me la devono fare?!?!
Cacca ad ogni curva.
(Ari-arimortacci loro)
Arrivati a destinazione, ci accorgiamo che alla rocca ci stanno solo coppiette che trombano in macchina.
Mi nascondo con i Nani Moretti nei sedili della vettura dalla vergogna.
E' fortunatamente l'ultima che mi tocca subire... per oggi.
In albergo, dopo l'ultimo sms di Jean Claude che mi augura la buona notte (comincio ad avere paura di questo tizio) prima di dormire mi "rilasso" con il finale di Matrix in cui al solito l'argomento è un efferato delitto: spengo tutto prima perdere il controllo e cominciare a prendere appunti.
E finalmente mi eclisso.
Continua...
Patsy, Nana Moretti ad honorem
PS: Ma sono davvero l'unica a cui capitano 'ste cose allucinanti? Perchè sempre a me? Che ho fatto di male?!?
Burn(s) Patsy, Burn(s)! (prima parte)
Tempo di trasferte per la povera piccola creatura che risponde al nome di Patsy.
Ma non di trasferte normali, di trasferte cheek to cheek
con il nuovo capo che, per inciso, è identico a Montgomery Burns: fa addirittura il gesto "eccellente" con le mani. Ha 45 anni e ne dimostra 145. Caratterialmente, invece, è molto diverso da mr Burns: per fare dei paragoni politici molto di moda in questo periodo, è una specie atteggione-sborone alla Rutelli, con il senso dell'umorismo di Berlusconi e l'apertura mentale di Ratzinger.
In poche parole uno scassacazzi cosmico.
Mi avverte della trasferta di 3 giorni solo il giorno prima della partenza, proprio quando ho un principio di influenza, ma se resto a casa sembra che lo faccio apposta, quindi vado.
Si parte nel pomeriggio uscendo prima dall'ufficio e, dato che devo passare a casa per lasciare l'auto, prendere la valigia (che in realtà devo ancora fare perchè la sera prima mi sentivo malissimo) e chiamare il taxi ed andare all'aeroporto.
Volo alle 17,20 , appuntamento in aeroporto fissato da lui alle 16: paranoia allo stato puro.
Sono in taxi appena partita da casa e già comincia a sbomballarmi i coglioni con la prima telefonata. La prima di una lunga serie, si spazientisce anche il tassinaro... Il motivo è che lui è in aeroporto dalle 15,20 e si scassa le palle ad aspettare, quindi ne approfitta per fare il figo impegnato e mostrarsi alla gente (indifferente) nel terminal che lui ha molte chiamate da fare perchè è un top manager, oh yeah! [de 'sta ceppa]
Arrivo in aeroporto e vuole insegnarmi a fare il check in.
Probabilmente pensa che non mi sono mai mossa di casa e che aspettavo lui, il mio nuovo eroe, che mi mostrasse la retta via. Peccato che non sono io quella che va in giro con un portatile del 1800, la valigia di plasticone da 70 Kg ed un cappello di panno verde scuro decisamente imbarazzante che penso non indosserebbe neanche mio nonno, pace all'anima sua.
Io mi sento la febbre e ho le tonsille grosse come due palle da biliardo, lo lascio fare e mi dirigo verso il varco dei controlli (fila chilometrica smaltita in pochi minuti: so' bravi però eh!).
Ovviamente io passo velocemente il controllo, mentre il viveur prende addirittura la scossa per aver messo il portatile sul carrello magnetico (MUHAHAHAHAH)
Arriviamo al gate che sta dall'altra parte dell'aeroporto con un anticipo esagerato e le poltroncine sono tutte occupate.
Ho dei dolori su tutto il corpo per l'influenza talmente forti che arrivo a pensare che mi adagerei volentieri su un vecchiaccio laido che mi guarda voglioso, dal basso del suo posto a sedere.
Nel frattempo, Monty pensa bene che sia perfettamente educato insistere nell'atteggiarsi a top manager continuando a fare telefonate a cazzo (al compagno delle elementari, allo zio di brooklyn, al ristorante cinese sotto casa), ignorandomi completamente: gli astanti possono quindi notare un povero coglionazzo che urla al telefono i cacchi propri ed una tarantolata che gli sta a fianco.
Dopo circa un'ora di attesa comincia a farsi la fila al gate, ma 'ste cazzo di telefonate sono così importanti che, pur essendo arrivati 10 anni prima siamo gli ultimi a salire sull'aereo e non c'è posto per i nostri bagagli (una minuscola valigetta io, un catafalco lui - senza dimenticare il fantastico cappello da gangster-emigrante verde peluccoso). Troviamo miracolosamente lo spazio sufficiente in una cappelliera in coda al velivolo. Ovviamente noi siamo posizionati in testa, cosìcchè una volta arrivati dobbiamo aspettare che TUTTI sbarchino prima di poter finalmente scendere.
Sono così fortunata che l'aereo è un residuato bellico mal pressurizzato, per cui ai dolori, la febbre e le tonsille di legno si aggiunge un mal di testa spaziale a causa del fischio continuo durante il volo.
Atterriamo e - dopo il discorso dei bagagli a cui accennavo in precedenza - andiamo a prendere l'auto a noleggio.
Diciamo che va quasi tutto bene, a parte il fatto che l'automobile è ancora in rodaggio (quindi va al max ad 80Km/h) e ciò significa che mi devo sorbire ancora 60 minuti di telefonate assordanti in auto (invece di 30), prima di arrivare a destinazione.
Nonostante non abbia fame, so che devo prendere delle medicine quindi approccio l'argomento cena, anche perchè ho intuito qualcosa che non mi quadra.
Ed ecco una delle prime sòle: il tizio ha dei parenti lì, quindi non alloggerà in albergo (benissimo) e mi mollerà da sola per cena per andare dal cugino, di cui è ospite.
Personalmente, la cosa mi farebbe molto piacere, se non che l'hotel (di lusso ovviamente) si trova in periferia in mezzo al nulla e non so come fare, visto che penso che difficilmente riuscirei a mettere insieme un pasto decente in albergo con i 22 euro che mi spettano come diaria per la cena.
Lui mi tranquillizza indicandomi un ristorante a mezzo Km dove dice che ultimamente ha mangiato benissimo spendendo poco...
Va beh, vado il albergo, mi faccio una doccia e mi dirigo al vicino ristorante.
Peccato che per percorrere quei 500 metri su una specie di tangenziale in cui ogni passo può essere l'ultimo, si trovano una caserma e un locale di mafiosi.
Per non cagarmi addosso nel tragitto anch'io uso la tecnica "telefonata tattica" e chiamo un amico lontano [grazie Massimiliano]
Entro nel ristorante e mi preoccupo un po': si tratta di un posto "scicchissimo", ma tutto sommato ripenso al fatto che siamo al sud e che mi è stata garantita l'economicità del posto.
Perciò mi tranquillizzo... finchè non apro il menù.
Fortunatamente, il noto "effetto Bud Spencer" ha impedito ai miei occhi di rotolare sul tavolo. Alla fine facendo i calcoli 40 volte riesco a spendere solo 26 euro per due microporzioni da modella anoressica (sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico delle mie unghie dei piedi), ma le palle mi girano a 1000.
Torno in stanza praticamente in elicottero grazie alla rotazione predetta, mi impasticco e mi schianto sul letto, ma i dolori reumatici mi fanno addormentare molto tardi.
Continua...
Patsy, the poor little creature
Saldi saldi saldi!
Gennaio, si sa, è periodo di saldi. Così, mentre io, Madgrin ed altri abbiamo voracemente approfittato di voli a basso prezzo per portare le nostre assonnate chiappe prima a Stoccolma e poi a Londra (dove improvvisavamo balletti alla fermata degli autobus sulle note della colonna sonora di "Tre nipoti ed un maggiordomo" cantata a cappella e dove ho conquistato il nuovo soprannome di "BUD" grazie alle mie palpebre in similBudSpencer), al ritorno in ufficio ho scoperto l'amara verità: anche la mia azienda applica i saldi... SUGLI IMPIEGATI!!!
Vedere per credere:

HalfPrice Patsy
When I wanted to be a Killer Queen
Il più piccolo dei miei fratelli ha sei anni più di me. Essendo stato per sei anni l'incontrastato figlio minore, non penso che il mio arrivo gli abbia fatto molto piacere: oltre a malmenarmi frequentemente e senza motivo, si è sempre divertito a spacciarmi per vere delle cazzate stratosferiche a cui io, con la fede cieca che una sorellina ha nei fratelli maggiori, ho sempre abboccato sin dalla più tenera età.
Per esempio, mi aveva convinto che mia zia era Rita Pavone (solo poco più tardi mi resi conto che Rita, pur essendo il mio mito, con la sua voce, la pappa con il pomodoro e Gianburrasca, non reggeva il confronto con mia zia di almeno 20 anni più giovane - zia perdonami!!!).
Bustafà (questo il uno degli ultimi soprannomi affibbiati al suddetto fratello) è sempre stato un grande fan dei Queen. Per un periodo è riuscito a convincermi che lui e gli altri miei fratelli fossero i veri membri del gruppo in incognito.
Io non capivo come potessero essere così diversi, eppure la fiamma della fede cieca delle sorelline ardeva forte in me, e poi - cazzo! - avevo quattro anni (e dei Queen conoscevo solo le copertine dei dischi)!! A quattro anni puoi immaginare che i tuoi fratelli si mettano un paio di baffoni finti o si tingano di biondo (per quanto la cosa ora mi faccia rabbrividire) e siano i musicisti migliori del mondo e sei fiera del fatto che ti abbiano messo al corrente di questo grande segreto.
Gli anni passarono, la verità venne a galla, ma la "fede cieca delle sorelline" non mi abbandonò, neanche dopo essermi schiantata per le scale di un cortile con la bicicletta mentre Bustafà, che avrebbe dovuto insegnarmi ad andare, se ne stava per cavoli suoi a bullarsi con delle ragazzette.
Neanche la passione per i Queen mi abbandonò, perciò erano numerosi i pomeriggi che mi vedevano protagonista di concerti e videoclip (immaginari ovviamente), mentre con un microfono collegato allo stereo cantavo "Killer Queen", sognando di essere una Regina Assassina "extraordinarily nice", "guaranteed to blow your mind"...
In realtà già ad 8 anni i vestiti di Freddy Mercury mi sarebbero stati stretti, tanto è vero che Bustafà (sempre lui!) mi disegnava delle barchette sulla panza per vederle ondeggiare quando facevo una pseudodanza del ventre (cosa che mi riesce abbastanza bene tutt'ora!); però era bello avere la speranza di essere un giorno una Killer Queen (per quanto all'epoca forse non capissi che in realtà si parlava di un mignottone snob e pure omicida!).
Forse se mi avessero fatto conoscere gli ABBA, avrei sognato di essere una Dancing Queen, oppure una Killer Dancing Queen, oppure una Dancing Killer Queen, e se fossi stata inglese una Killer Dancing God Save The Queen... va beh...
E spesso quando guardo le persone mi chiedo, quali siano stati i loro sogni da bambini e come si sentano quando ci ripensano, chiusi in un ufficio, mentre riparano lo scarico del cesso di qualcun altro, mentre sono in mezzo al traffico, mentre rimboccano le coperte ai loro figli che a loro volta sognano... probabilmente qualche cagata, tipo "diventare un Gormita" (qualsiasi cavolo di cosa essi siano) o di "farsi le sopracciglia spinzettate come quello dei Tokio Hotel" (qualsiasi cavolo di cosa essi siano)
Puah! 'sti giovini d'oggi: i miei sì che erano bei tempi...
MUHUAHAHAHAHAH
Melancholic Patsy
"Essere donna oggi...
...aspirare al ruolo che la storia ti deve: quello di simpatica, paciosa, imprevedibile nocchiero di un veliero proiettato verso il mare del duemila (otto)" non è facile.
Soprattutto se cerchi un tuo collaboratore ed un altro ti risponde "sta ar cesso... me sa che sta a cacà" (no, non si riferiva al calciatore)
In più, ho fatto conquiste: Hannibal mi fa l'occhiolino quando arrivo al mattino, insiste sempre per farmi mangiare qualcosa con lui al distributore automatico di porcate in corridoio e rimane molto contrariato quando gentilmente declino il suo invito... ho il sospetto che abbia intenzione di servirmi come portata principale al cenone di Natale.
Io già me lo immagino annunciare trionfante alla sua famigliola dall'occhio vitreo e l'acquolina in bocca: "ho portato una collega PER cena!" e poi, mentre mi affetta una chiappona, sento la sua voce monotòna spiegare ai figlioletti: "vedete com'è buona e tenera la mia coordinatrice?"
Che devo fare?!??! AIUTATEMIIIIIIIIIII!
Desperate Patsy

PS: voci incontrollate (e spero false e tendenziose) dicono che presto mi verrà affidato un secondo centro da coordinare... ("il destino... il destino... il destino è quel che è NON C'E' SCAMPO PIU' PER ME!!!")